• La frattura da fragilità, una patologia da non sottovalutare

    La frattura da fragilità, una patologia da non sottovalutare

    a cura del Dott. Sergio Mutolo, Ortopedico e Fisiatra

    L’osteoporosi è un problema sanitario di grande rilevanza. L’aumento della vita media della popolazione fa crescere a dismisura il numero delle fratture da fragilità. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ritiene che esse siano seconde, per frequenza, soltanto alle patologie cardiovascolari. La disabilità che ne consegue incide, in termini di giorni di immobilizzazione a letto, più degli ictus cerebrali e degli infarti del miocardio.
    Eppure solo il 12% dei pazienti trattati chirurgicamente per una frattura femorale riceve una terapia farmacologica preventiva, nonostante il maggior rischio di rifrattura al femore e in altri siti scheletrici. Il divario tra spesa farmaceutica nazionale sostenuta per prevenire il rischio di frattura (1-4%) e il rischio cardiovascolare (30%) resta elevato.
    In Europa una donna su tre oltre i 65 anni di età sarebbe portatrice di una deformità vertebrale, con impatto negativo sulla qualità di vita e aumento in termini di mortalità. Il rischio di morte in donne portatrici di una deformità vertebrale è infatti circa dieci volte superiore a quello di chi non lo è.
    In Italia una donna su cinque e un uomo su sette hanno oggi più di 65 anni di età. Gli ultra-ottantenni rappresentano il 4% della popolazione. Le proiezioni per i prossimi 30 anni prevedono un progressivo aumento della vita media, con una percentuale di grandi anziani (over 80 anni) pari all’11% della popolazione.
    Il trattamento farmacologico preventivo è fondamentale per facilitare il bilancio tra riassorbimento osseo e produzione dell’osso. Se non si cura l’osteoporosi a monte di una frattura da fragilità, per la popolazione anziana questa patologia rischia di trasformarsi in un’epidemia.
    L’osteoporosi non è soltanto una malattia dell’osso, ma coinvolge anche l’apparato muscolare. La ricerca sta individuando molecole che sono trasduttori di segnale, vale a dire che possono favorire sia la produzione ossea che la reazione metabolica all’interno delle cellule muscolari. Nel terzo millennio la qualità della vita è un obiettivo al quale nessuno vuole rinunciare.

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