• Incontinenza, prevenire è meglio. Fin dalla scuola primaria

    Incontinenza, prevenire è meglio. Fin dalla scuola primaria

    Incontinenza, prevenire è meglio. Fin dalla scuola primaria

    Nel mondo ne soffrono 250 milioni di donne, in Italia almeno 3 milioni, ma si tratta di un valore sottostimato da 2 a 4 volte. Sono i numeri dell’incontinenza urinaria, una patologia che colpisce circa il 30% della popolazione femminile di tutte le età. Con notevoli costi, sia diretti che indiretti, come ci spiega il Dott. Alfio Frizzi, ginecologo.

    Costi (anche sociali)
    Basti pensare che negli USA si calcolava nel 2000 un costo pari a 25 miliardi di dollari l’anno, superiore a quello per osteoporosi (22 mld) e cancro al seno (21 mld). In Italia il servizio sanitario nazionale stima una spesa di circa 3 miliardi di euro l’anno. Senza contare i costi che rimangono non misurabili: solo 2 donne su 10 si rivolgono al medico per esporre e affrontare il problema.

    Qualità della vita
    Eppure l’incontinenza urinaria determina un drastico peggioramento della qualità della vita di una donna, sia dal punto di vista psicologico, che fisico, sociale, domestico e sessuale. E una soluzione, spesso, si può trovare.

    Cause
    “Innanzitutto – spiega il Dott. Frizzi – non tutte le incontinenze sono uguali. Ad esempio le donne più giovani (45-55 anni) sono più facilmente colpite dall’incontinenza da sforzo, causata da ragioni di tipo ‘meccanico’, mentre con l’età si fanno strada altri due tipi di incontinenza (detti ‘da urgenza’ e ‘misto’)”. Concentriamoci sul primo tipo, sul quale si può (e si deve) intervenire più facilmente senza ricorrere a farmaci o interventi.

    Fattori di rischio
    “Nella vita di una donna – continua Frizzi – sono due i momenti fondamentali da tenere sotto controllo: gravidanza e menopausa. Ma ci possono essere fattori aggravanti: ad esempio obesità, uso cronico di farmaci come i cortisonici e gli antiipertensivi, ma anche la pratica di alcuni sport a livello agonistico (come il tennis, l’atletica, il volley…), lavori pesanti, interventi chirurgici ginecologici”.

    Prevenire è meglio
    La miglior difesa è l’attacco: prevenire è sempre meglio che curare. “La prevenzione – sottolinea il ginecologo – dovrebbe iniziare fin dalla scuola primaria, per insegnare alle bambine a mantenere la postura giusta ed evitare movimenti scorretti. Così come è fondamentale la preparazione del perineo in fase pre-parto. Uno dei momenti cruciali è naturalmente rappresentato da travaglio e parto: in queste fasi è fondamentale che la donna sia affiancata da personale specificamente formato ed esperto, onde evitare di incorrere in errori che vadano ad aggravare la situazione di sforzo, anziché alleggerirla”.

    Riabilitazione del pavimento pelvico
    La riabilitazione dei muscoli del pavimento pelvico nel post partum consiste in una serie di esercizi di contrazione-rilasciamento dei muscoli pelvici, finalizzati a ridare tono e a migliorare la contrattilità. “Diversi studi – chiarisce il Dott. Frizzi – affermano che una riabilitazione dei muscoli del pavimento pelvico riduce il rischio di incorrere in disfunzioni del pavimento pelvico (incontinenza urinaria, prolasso genitale) del 60-65%”.

    Nuove tecniche e metodi tradizionali
    Non solo esercizi di Kegel: le tecniche per la riabilitazione del pavimento pelvico spaziano dalla ginnastica ipopressiva, messa a punto negli anni ’80 e basata su una serie di esercizi sequenziali a livello di addome, diaframma e pavimento pelvico, al Biofeedback perineale, che aiuta a individuare i muscoli giusti su cui agire, fino a elettrostimolazione, laser CO2 e sonde a radiofrequenza. “Le soluzioni sono molteplici – conclude Frizzi – ma il punto di partenza è sempre lo stesso: non arrendersi all’incontinenza e cercare la via più adatta per uscirne.

     

    Leave a reply →

Photostream