• IL GUINZAGLIO ELETTRONICO

    IL GUINZAGLIO ELETTRONICO

    Centinaia di millenni passati dalla nostra specie senza i telefonini: ma come avranno fatto i figli del passato a sfuggire alle mille insidie dell’ambiente? Com’è che non ci siamo estinti?

    Chi sa quanti milioni di bambini prima dell’era dei telefonini si sono persi tornando da scuola o quanti altri non hanno potuto avvertire del loro rapimento in diretta e quindi…spariti per sempre! E domandiamoci anche quanti poveri adolescenti avranno dovuto scegliere la t-shirt da soli senza poter consultare la mamma (sempre più sacro punto di riferimento) con un rapido whatsapp con tanto di foto allegata. Per non parlare di quante febbri improvvise o mal di pancia catastrofici insorti in classe, in un recente passato incredibilmente privo di smartphone, sono dovuti finire con urgenza in ospedale per non aver potuto avvertire i genitori in tempo reale. Ma senza andare tanto indietro nel tempo, c’è stato un momento in cui il progresso  tecnologico aveva portato i telefoni dovunque: erano in casa, dentro alle tante cabine telefoniche, nei bar, e anche nei corridoi delle scuole! Ma nessun genitore si sognava di dire ai propri figli di chiamare ad ogni intervallo di lezione, da ogni pizzeria, da ogni discoteca o di rincorrere le varie postazioni telefoniche esterne con ossessiva regolarità, per segnalare la posizione esatta dove si trovavano.

    E’ il telefono “tascabile”, il cellulare, lo strumento che ha creato il bisogno, la spasmodica continua necessità di sapere dove si trova il figlio in tempo reale, con chi è, cosa fa, se sta bene, se è sereno, se è depresso, se ha mangiato, quando torna. Un guinzaglio elettronico che crea l’illusoria, magica possibilità di tenere sempre e ovunque, sotto controllo i figli, sapendo dove sono, cosa fanno, quali pericoli incombono su di loro. Una sicurezza illusoria dovuta più al fatto di credere che “se so dov’è”, allora controllo anche che non gli possa succedere nulla.

    Ma questo non è mai stato un bisogno della specie umana! Nel passato, in  un ambiente che doveva essere ben più pericoloso sia dal punto di vista territoriale che sociale, dove i rischi erano altissimi e sicuramente più numerosi di oggi, i nostri cuccioli sono sopravvissuti. Oltre che a proteggerli con la nostra presenza quanto potevamo esserci, gli insegnavamo la prudenza, l’abilità, la creatività, la capacità di far da sé per quando non ci saremmo stati, facendo loro sperimentare l’autonomia giorno dopo giorno, via via che crescevano. E oggi è davvero così cambiato e peggiorato l’habitat umano da imporre un costante controllo sui nostri figli? Sono davvero così cresciute le occasioni di pericolo in cui possono incappare i nostri poveri, sprovveduti bambini e ragazzi, tanto cresciute da avere un costante bisogno di monitoraggio? Ovviamente no: questo bisogno è solo frutto di un bisogno patologico di rassicurazione dei genitori che non sanno più gestire il loro ruolo. Credono che il meglio per i loro figli sia tenerli sempre stretti fra le loro braccia,  incarcerati nelle mura di casa propria e quando questo non è possibile allora vengono avvolti e immobilizzati nella spirale delle onde elettromagnetiche di un telefono. Ma le strade non sono più pericolose di una volta, anzi forse meno per certi versi; l’infanzia non ha mai avuto tante leggi a sua tutela come oggi; le norme di sicurezza ambientale, di costruzione dei giocattoli, dei mezzi trasporto, non erano mai esistite: oggi ne abbiamo anche troppe!

    Siamo arrivati al paradosso che i bambini che escono da scuola (per non esporli al solito pedofilo di turno?) oggi rimangono immobili, a testa bassa , tutti vestiti nei surriscaldati corridoi della scuola anche dopo suonata la campanella, per essere consegnati uno ad uno, mano nella mano, al proprio genitore (o parente, ma solo se munito di apposita autorizzazione vidimata!). E così il povero bambino non deve fare più neppure lo sforzo di alzare la testa per individuare il proprio genitore che aspetta pazientemente fuori, stando contemporaneamente anche attento a non farsi spintonare della propulsiva gioia del gruppo che scatta alla fine di ogni giorno di scuola!

    Questo “esercizio”, apparentemente piccolo, era uno dei tanti della vita dei bambini di una volta che oltre a responsabilizzarli incrementava le loro abilità motorie e di orientamento. Oggi tutto quello che è “rischio” va evitato ma la nostra storia evolutiva ci ha insegnato che se non si cresce nel saper affrontare gli inevitabili rischi della vita saremo adulti fragili, esposti al primo colpo di vento. E questo vale sia sul piano delle abilità motorie che su quelle emotive e relazionali. Gli adolescenti che oggi si nascondono dietro a messaggini e a twitt sintetici, senza metterci la faccia, senza la complessità delle cose (che richiedono per essere annunciate, comprese ed accettate ben più di uno scarno messaggino di 140 battute max), senza rischiare l’incontro amoroso a viso aperto, nascondendosi dietro ad un testo sinuoso ed equivoco, non si rafforzano certo nella capacità di gestione delle emozioni.

    Dunque facciamo di tutto per rafforzare nei figli un senso estremo di fragilità, di inabilità, facendoli sentire esposti a mille imprescrutabili pericoli dell’ambiente umano e naturale, e quindi con un continuo bisogno di controllo e protezione! E così i figli stessi si adagiano in questa suggestiva ma deresponsabilizzante àncora di salvataggio. Ed accettano senza rivoltarsi un bel guinzaglio, sia pure elettronico: non dà nell’occhio (con quello di cuoio qualcuno potrebbe chiamare il telefono azzurro) e soprattutto è munito di così tante incredibili app da renderlo ben più che sopportabile: estremamente piacevole!

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